
Per una poesia della carne
È stato, lo sarà.
La cultura letteraria è stata e continua inesorabilmente ad essere elitaria. Credo che questa costituzione debba essere posta alla base di un qual si voglia dire oggigiorno, come ieri. Il club privé è cosa riservata, necessita di un invito per l’entrata, per la vecchia festa ossidata. ‘Stile di Vita’ che si ostina a restare socchiuso nelle pagine di un soffuso salotto accademico. Uno status sociale che percorre e ripercorre stantie aule universitarie o circoli di produzione statica. In fondo è questo quel che conta, la parola chiave dell’avvenire porta un solo nome scritto a caratteri cubitali: prodotto di facile consumo. Così per facilitare bisogna che tutto venga parcellizzato. Parcellizzare il prodotto, parcellizzare il lavoro, parcellizzare l’individuo, il suo corpo, la sua mente, la sua coscienza, il suo sentire. Parcellizzare il reale in compartimenti stagni di agevole fruibilità e di largo consumo.
Con tale processo di -Automazione- si è voluta vestire l’Università stessa. Essa interna il procedimento conoscitivo in un alveo nozionistico pianificato su standard di coltivazione organica, ufficiale e sciapa. Edifica castelli di sabbia della mente che ci lascia trasportare come muli da soma con paraocchi educativi, libretti d’istruzione coatta e sezionata per chi prima arriva ad una ‘lobotomia’ del sapere precario. E come un cancro ramificato si espande alla totalità (o quasi) del contesto collettivo, si avviluppa all’intera società-macchinario. Ogni cip deve essere funzionale, specifico….. di “ultima generazione”.
Cosa ne resta del “povero attempato campo letterario”? Della fertile-futile poesia? Un uso-frutto commerciale! La ‘scelta’ oggi è semplice, a portata di mano. Ma è ciò che si vuole: proiettare le menti meccanizzate in modelli prodotti per una continua produzione e riproduzione e riproduzione dell’identico.
Oggi la cultura letteraria non può far altro che avere una funzione inorganica, una funzione di alterità carica di de-costruzione, de-funzionalizzazione dal meccanismo globale. Deve spaccare il reale.
La poetica deve iniettarsi nel ‘più reale’. Assaporare il confine indotto e discioltasi, scrollare via di dosso la propria patina auto-commemorativa, rivivendo il reale nella sua propria carne.
Una poesia che sia di “non-parte”. Una poesia che non si pone o dispone su di una stabile posizione. Che non ricerca un’affermazione, ma che si afferma come ricerca. Poiché la poesia non può essere affermazione, sarebbe solo una affermazione. Essa è coscienza dicotomica! È un taglio netto “tra”. Un gioco, magari, senza regole o regolazioni di partito. Un gioco dissonante, illuminato e scarnificante.
La poesia deve auto-amputarsi la vecchia carne putrida e rigenerare la propria ‘nuova carne’ nella stessa carne. È una domanda che si sradica dalla propria risposta. Una liturgia dissacratoria come una implosione caotica. La poesia deve essere una compressione atomica delle viscere, che si ramifica assorbendo il reale e l’irreale, che digerisce e defeca vertigini d’instabilità corrosiva.
Deve essere il fuoco pesante di questa età!
La poesia deve muoversi contro quest’oggi fatto di sole immagini. Immagini concesse e compresse nelle menti come consuetudine “straordinaria”, ma che di straordinario ha solo la colorazione formale di un coercitivo ‘senso di appartenenza’, che tanto ci aggrada e ci aggrazia d’una sostanza che si liquefa al primo sostare di pensiero. E’ contro tale regolare visione del reale che dobbiamo porci; dobbiamo trasmutare la nostra prospettiva di senso verso l’orizzonte del corpo reale, del nostro corpo totale da cui siamo estraniati.
E se l’immagine è l’arma a cui ci hanno assuefatto, noi la useremo di rimando. Ma un’immagine sostanziale, che solletichi le membra, che graffi la mente. Così la parola sarà ‘azione’. Sarà un esorcismo del corpo, sarà il rigurgito delle membra; sarà la sua stessa crescita. Semplicemente, sarà corpo nella pienezza: il corpo creatore e l’atto stesso del creare e la creazione stessa.
Allora la poesia ci farà riscoprire la nostra carne, ri-insegnandoci a sentire la nostra carne. Colpirà la nostra coscienza, scuoterà le emozioni, condurrà nelle caverne più profonde e segrete dell’ essere come esser-ci.
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