venerdì, marzo 02, 2007


Il male del calcio
La denuncia di Simone Brunelli, da giocatore a semplice plusvalenza

È sicuramente scontato affermare che l’Italia è un paese calciofilo. Il gioco del calcio monopolizza ogni domenica qualunque strumento d’informazione, qualunque chiacchiera al bar, a scuola, al lavoro e su internet. Il gioco del calcio monopolizza quotidiani e telegiornali sportivi dal lunedì alla domenica; il gioco del calcio abbraccia tutti dal politico all’operaio, il gioco del calcio è esigente, per essere spettacolare ha bisogno di tanti soldi, li vuole dalle tv, dalle multinazionali di abbigliamento sportivo, dalle industrie automobilistiche, li vuole dal governo e dal coni, ne vuole così tanti che sembra non gli basti mai. Se il gioco del calcio è così ingordo, è necessario che chi ne fa parte attivamente si adatti, rispetti i suoi capricci ed esaudisca i suoi desideri a qualunque costo e in qualunque modo, legalmente e illegalmente. Lo sanno bene i vari Carraro, Cragnotti, Tanzi, Gaucci, Moggi, Giraudo, Galliani, Della Valle e Lotito, povere vittime di un gioco troppo ambizioso.
Quest’estate, dopo che il diabolico mondo di “Moggiopoli” è venuto finalmente alla luce e dopo che la misteriosa “cupola” è stata smascherata, il gioco del calcio a molti non è sembrato più tanto gioco. Forse a causa della sua ingordigia il gioco del calcio si è spinto troppo oltre dimenticando le proprie origini di sport e tendendo sempre più verso il business e l’entertainment. Se per anni è stato tutto pilotato, progettato, combinato cosa distingue il calcio da uno “sport” come il wrestling, in cui tutto è predefinito a tavolino prima che lo show abbia inizio?
Fortunatamente dopo l’estate che ci ha consacrato campioni del mondo, il gioco del calcio è sembrato rinascere. Un soffio di aria nuova ha punito i “cattivi” o “colpevoli” o “vittime del sistema” (come ad alcuni piace autodefinirsi). La colonna portante del gioco è stata riorganizzata, le gerarchie riformate e così pure la federazione e tutta la classe arbitrale. Per alcuni mesi è prevalsa un’aria di ottimismo, si pensava: «finalmente il gioco del calcio è tornato ad essere gioco del calcio», ovvero un gioco fatto da due squadre che si affrontano su un campo, non importa poi che lo scandalo di “calciopoli” abbia contribuito al vertiginoso abbassamento di qualità del nostro campionato, finalmente si può essere sicuri che tutto ciò che accade nel rettangolo verde è trasparente al 100%: dall’errore arbitrale, ai comportamenti dei giocatori, al risultato di alcune partite.
L’ottimismo però è durato poco tempo e i più ottimisti sono stati i primi a denunciare che «rispetto a calciopoli nulla è cambiato!». L’errore arbitrale imputato dapprima all’inesperienza della nuova classe arbitrale è ora attribuito a nuovi complotti formatisi nel era del dopo-moggi, ma la cosa più grave è che nuovi scandali stanno venendo pian piano a galla. I protagonisti sono in parte cambiati, ma alcuni rimangono gli stessi, perché il gatto perde il pelo ma non il vizio. Così il gioco del calcio che si credeva ripulito in tutti i suoi angoli nasconde ancora molti scheletri nell’armadio.
Il nuovo scandalo porta ancora una volta il nome di doping amministrativo e coinvolge alcuni giocatori dell’Inter e del Milan. Si tratta di giocatori sconosciuti - la maggior parte sono giovani un tempo considerati di belle speranze - si chiamano Brunelli, Varaldi, Ferraro, Deinite, Toma, Giordano, Livi e Ticli e i loro nomi sono stati usati per coprire i buchi finanziari lasciati dall’acquisto di grandi campioni. Inter e Milan hanno sfruttato questi giovani giocatori per creare quelle plusvalenze necessarie per avere un bilancio sano, ma al tempo stesso hanno “stroncato” la carriera di questi giovani. Due esempi: Marco Varaldi ha 24 anni, Simone Brunelli 23. Entrambi portieri. Nel 2003 il primo passò dall’Inter al Milan, il secondo fece il viaggio inverso. Varaldi venne valutato 3,5 milioni di euro, Brunelli 2,9. E’ lo stesso valore che hanno oggi: il primo è riserva nel Lecco (serie C2), il secondo non potrà più giocare a causa di un brutto infortunio a una spalla. Entrambi sono però ancora "di proprietà" delle due società milanesi fino al 2008 e guadagnano 2.600 euro al mese. Varaldi con il passaggio al Milan guadagnò tre anni di contratto, per questo motivo non si pose troppi interrogativi circa la scelta dell’Inter di cederlo; Simone Brunelli invece comprese tutto sin da subito, quando, tornato da una vacanza in Sardegna si ritrovò all’Inter dopo che la sua firma era stata falsificata, e lo stesso Brunelli è il giocatore che, con le sue denunce, ha dato il via alle inchieste in corso. Il giocatore sostiene infatti che l’Inter non lo ha curato bene dopo l’infortunio alla spalla che gli ha troncato la carriera, e ora si considera prigioniero: non può riscuotere i soldi dell’assicurazione perché la società nerazzurra non ammette che non potrà più giocare; e non può lavorare perché risulta ancora un calciatore in attività, intanto l’Inter continua a mettere a bilancio il "presunto" valore di Brunelli: 2,9 milioni. Anche se non ha futuro.
Un nuovo capitolo si aggiunge al vastissimo repertorio di intrighi, complotti, imbrogli e doping di vario genere che lentamente stanno avvelenando il gioco del calcio, eppure l’Italia continua a rimanere un paese calciofilo. Cosa importa se Milan e Inter truccano i bilanci rovinando la carriera a giovani giocatori? L’importante è che Totti e Mancini si siano abbracciati dopo un goal segnato, o che finalmente Oddo e Ronaldo si siano trasferiti al Milan. In fin dei conti il gioco del calcio è questo: business ed entertainment. È quindi importante che lo spettacolo, o meglio la telenovela, continui, prima che gli spettatori si stanchino.

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