Massimiliano Matarazzo
Storia Magistre…
“Quando per esempio un Greco si recava a Babilonia, Zeus e Apollo passavano in second’ordine e egli si sentiva tenuto a rispettare specialmente gli dei indigeni. È questo il significato che avevano gli altari con la scritta : “Agli dei sconosciuti ”…” [Oswald Spengler - Il tramonto dell’occidente.]
- Più di un autore, parlando della storia, ha speso parole o anche libri interi per cercare di dimostrare come questa risulti essere a volte “un non so che” di circolare, di eventi che tendono ad inseguirsi e ripetersi, a ripresentarsi nel tempo, a distanza di secoli magari, con caratteristiche simili, con forme quasi uguali tra loro. Da storici veri e propri quali Spengler e Toynbee, a filosofi dai caratteri Nietscheani di fama più o meno internazionale, abbiamo avuto spesso quasi una raccolta di avvenimenti o episodi che possano avvalorare idee e tesi che confermino tali teorie. Spesso questi pensatori usano accostare avvenimenti potenzialmente simili tra loro, ad idee però, bisogna dirlo, di comparazione più vaghe che ovvie.
Lungi da me in questa sede accanirsi contro gli autori di una tale e coraggiosa teoria, ma anzi appare curioso cercare di spiegare come provando a leggere ed interpretare quelli che sono questi nostri anni, non si finisca per trovare impronte familiari con gli anni dei secoli passati della caduta di uno dei più grandi, e forse più duraturi, imperi di tutti i tempi, quello Romano.
Sicuramente più di uno di questi studiosi avrebbe preso gli avvenimenti, anche quelli più recenti della nostra storia, per avere una ricchezza di esempi a sua propria disposizione certo che la loro quantità non risulta indifferente, e certo del fatto che sommariamente questi si prestano molto bene alla causa. Come un grande filone d’oro nel selvaggio west, il miraggio di un così semplice paragone infatti può saltare agli occhi anche ai più scettici o miscredenti.
Durante la caduta dell’impero romano, che mai come in questo caso è da ricordare come un processo lento di decenni, di qualche generazione anche, e non certo effetto di un singolo evento come una guerra o magari un atto di insubordinazione o cose di questo genere, durante la caduta dell’impero romano dicevamo, l’erosione lenta dei suoi sistemi ben consolidati di mantenimento del potere costituito può essere ridotta, in maniera molto riduttiva e quasi semplicistica, a tre cause politiche ben precise forse un po’ meno note. La prima era dovuta ad uno spostamento, ad una ricerca meglio, dei popoli oltre confine, di ricchezze più “visibili” o immediate di quelle di cui gia usufruivano: vuoi terre, vuoi bottini, vuoi donne e bestiame, cose che li spinse in maniera sempre più marcata e determinante a premere sui confini dell’impero. Insomma la prima causa erano certo le così dette invasioni barbariche.
Il secondo innegabile fattore, che si venne a scoprire piuttosto nel tempo più che risultare agli occhi palesemente come il primo, era una lenta ma sempre più notevole unione, per osmosi potremmo dire visto il fatto che veramente si poteva percepire solo a distanza di lunghi anni, un’unione tra le popolazioni di confine e quelle che al di qua del confine gia vivevano. I popoli che infatti non potevano, per ricchezze e potenza o solo perché non erano in grado per disorganizzazione, condurre guerre durature e continue contro il nemico romano cominciarono negli anni a commerciare con questo ed impararono ad avere rapporti più basati sulla compravendita, con le genti messi a difesa dei confini, che non sullo scontro armato sul campo. Se poi si pensa che vista la smisurata lunghezza dei confini era solo nelle zone considerate più “calde” che veniva inviato un esercito composto da soli romani, ma che anzi solitamente solo il capo dell’esercito era un romano, accadeva che a combattere, o ad essere addestrati per farlo, erano genti arruolate sul luogo che spesso per povertà e povertà di costumi si sentivano più vicini agli invasori che non ai propri padroni.
Con il tempo perciò molti, tra le popolazioni oltre confine, grazie alla corruzione dilagante, grazie a concessioni dette più semplicemente “mazzette”, grazie anche a veri e propri sforamenti nelle mura di confine, riuscivano ad entrare, ad immigrare nel grande impero romano senza colpo ferire, a farsi una vita al di qua delle mura, ed a volte presi per cittadini a tutti gli effetti venivano anche arruolati e mandati a combattere contro quelli che erano stati allora le persone con cui erano vissuti, le genti della loro stessa popolazione.
Come non prefigurarsi una caduta massiccia dei confini in un secondo momento, viste le premesse?
Terza e forse principale causa della caduta dell’impero fu probabilmente proprio quella corruzione che non trovava più freno e denunce.
È vero che se nell’immaginario collettivo di oggi la corruzione è vista come un mostro grande e grosso che i cattivi dello Stato e del governo alimentano contro i buoni e i saggi moralisti i quali lo additano ormai impotenti al misfatto, in realtà non è tanto differente trovarla in quei fatti un po’ più sporchi del dovuto (difficili da ritenere troppo sporchi, per noi che li vediamo succedere “dal di dentro”), un po’ più sporchi degli altri, che oggi ci vediamo scorrere non sempre silenziosamente sotto gli occhi…
Si dice allora che la scarsa manutenzione delle strade dell’impero, a lungo andare, abbiano impedito ai messaggi di raggiungerne i confini, e le notizie di arrivare a Roma in maniera tanto celere da causare le numerose sconfitte dell’esercito; non lontano da questo potremmo vedere i disastri dei nostri cantieri, spesso subappaltati a ditte sempre più speculatrici e meno competenti, o che tendono più a far si che possano poi curarsi della manutenzione dell’opera commissionata che non della buona costruzione della stessa.
Visto poi che non si parla di una grossa corruzione a livello militare che avrebbe potuto investire l’esercito dell’impero romano come successe in Vietnam, dove i capi militari di Hanoi chiedevano tangenti anche solo per consentire le più semplici missioni di offesa o di difesa, non si può non pensare ad una corruzione, quella romana, che si trasforma e che ha le sembianze dei piccoli o grandi abusi di potere, dei sotterfugi più o meno conclamati per aggirare le leggi, quelle stesse leggi che quasi come oggi sembrano sempre più lontane dai costumi sociali da non rispecchiare le esigenze della vita di tutti i giorni, quel tipo di corruzione insomma, o se volete malcostume, che siamo soliti notare e deprecare ogni giorno anche noi oggi. Corruzione questa che sembra più apparire come ombra dello Stato, come Stato nello Stato, che non come qualcosa di riconoscibile in un singolo fatto e di facilmente additabile perché uno, e che dilagata in maniera massiccia ed irrefrenabile ha causato lo sgretolarsi di un sistema tanto efficace quale era quello del mantenimento del governo romano.
Forse infine, uno degli esempi più toccanti e curiosi che è possibile riportare in quest’articolo di somiglianza tra le due epoche, cioè quella nostra e quella dell’impero romano, è senz’altro quello che vede nel 2001 due civiltà trovarsi improvvisamente a confronto. Con la caduta delle famose torri americane e con le indagini che ne sono seguite, il fatto di come la corruzione avrebbe permesso l’entrata di persone non del tutto conformi agli standard, dai confini americani e l’uscita successivamente di possibili collaboratori agli attentati, certo non può non stuzzicare le similitudini di chi vede anche nell’immigrazione di massa le nuove invasioni barbariche.
Ed il fatto di come l’immigrazione clandestina in Europa vede sempre, fortunatamente, un atteggiamento di indiscussa tolleranza da parte dei più nei confronti di chi pacificamente viene a vivere da noi e che ormai, rispettanti dei costumi e delle leggi, vediamo vivere tra noi come noi, non può che far tornare la mente a quel lontano periodo della storia.
Di come poi, per continuar gli esempi, il nostro occidente stia imponendo il suo stile di vita, i suoi costumi e le sue merci tra le “genti oltre confine” è anche futile parlarne…
Per questi e mille altri esempi di vaghe somiglianze si potrebbe parlare forse di eventi e situazioni che ritornano nel tempo, o forse meglio è un’occasione per mettere delle civiltà di tempi differenti a confronto, ma forse ancora meglio e ben più semplicemente non sarebbe difficile usare tali similitudini per ribadire un concetto fondamentale nella storia dell’uomo, cioè che proprio lo studio accurato della storia stessa ci può permettere di conoscere meglio il nostro presente. È una storia magistre che ci può fare da piccolo lumino per il futuro, illuminando comunque a chiare luci i problemi di oggi ed anche le strade nefaste da non percorrere. Certo non è la mistificazione e la generalizzazione delle cose e delle cause che possono portare ai presupposti per una via sicura e priva di equivoci.
domenica, novembre 05, 2006
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