domenica, novembre 05, 2006

Daniele Di Giovanni

Territori di gusto

Al ritorno dalle vacanze molti di noi si sono mossi verso altri luoghi, in Italia o all’estero, cambiando abitudini (magari svegliandosi all’una piuttosto che alle sei e mezza come ogni mattina) e in parte alimentazione. Ogni luogo conserva prodotti tipici e vini da abbinare, di questo sono piene le varie rubriche ormai in voga in giornali e telegiornali, ma vogliamo parlare di un associazione che del rapporto tra territorio, vini e cultura del vivere bene ha fatto una bandiera ed una filosofia lo “Slow food”. L’associazione, rigorosamente non profit, è nata in Italia nel 1986 e si è estesa in 130 paesi nel mondo. Nasce come risposta al fast food, come il nome stesso dichiara, opponendosi tanto all’omogeneizzazione dei sapori quanto all’idea che il pasto sia qualcosa da “ottimizzare” quindi mangiare quello che ci serve nel minor tempo possibile. Promuove l’educazione all’enogastronomia consentendo al consumatore di scegliere ciò che gradisce fornendo in primo luogo la formazione di un gusto più raffinato, in questo modo tenta di indirizzare la spesa verso quei produttori che mantengono alti standard di qualità e produzioni salutari.
Tra le attività dell’associazione troviamo una serie di pubblicazioni che vanno dalle guide delle osterie, locali, vini e prodotti tipici e per chi ama viaggiare col palato “Itinerari slow” consente di muoversi senza fretta tra arte, vino, natura e gastronomia scoprendo in che modo le varie popolazioni sono riuscite ad armonizzare il territorio alla tavola.
Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo il saggio di Gorge Ritzer, “La globalizzazione del nulla”, non il lavoro di un nichilista geopolitico bensì un docente di sociologia che ha analizzato i meccanismi alla base della “macdonaldizzazione della società”. In riferimento al tema dell’articolo si affronta il capitolo dei “non-luoghi”, acquacoltura praticata in maniera meccanica, bovini allevati in spazi troppo piccoli o fattorie dove i polli vengono fatti crescere e macellare in poche settimane e al tempo stesso ristorazioni identiche da Tokyo a New York che non consentono al palato di godere della differenza profonda dei luoghi.
Slow Food non è soltanto gastronomia ed editoria, è anche una fondazione attiva nella difesa della Biodiversità ed un’Universita degli studi di scienze gastronomiche (di sicuro interesse è il Master in Food Culture rivolto ad un pubblico internazionale per fornire una conoscenza approfondita e specializzata del concetto di qualità).
Un appuntamento impedibile per tutti gli enogastronomi è il Salone del Gusto, presente a Torino dal 26 al 30 ottobre 2006, un ampio spazio espositivo nel quale vedere le produzioni artigianali, comprendere come si muova il mercato della gastronomia locale nel mondo e scoprire l’altra faccia del pianeta dell’alimentazione degustando prodotti eccellenti ma poco conosciuti. Oltre al settore di diffusione enogastronomico l’evento ha proposto una serie di conferenze e incontri che vanno dal rapporto tra agricoltura sostenibile e biodiversità al legame tra conflitti armati e produzioni agricole.
Non sono mancati gli accostamenti tra cibo e letteratura, un esempio è l’intervento di Edoardo Sanguinetti con sue incursioni nelle avanguardie storiche dove il cibo diventa occasione per uno spettacolo estremamente provocatorio e divertente; il tutto in collaborazione con la Fondazione per il libro.

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