venerdì, marzo 02, 2007


Gli esseri umani finiscono in gabbia.
È nato in Australia Human Zoo, l’unico zoo per esseri umani.

È nato il primo zoo per esseri umani. Potrebbe sembrare una trovata per attirare turisti, in realtà si tratta di uno studio condotto dalla Dottoressa Carla Litchfield, psicologa e scienziata della South Australia University. Il luogo è lo zoo di Adelaide, in Australia, e lo scopo del progetto è approfondire le similitudini tra esseri umani e primati, raccogliere i fondi per la ricerca sul comportamento degli animali e per la costruzione della più grande “casa” per scimpanzé in Australia.
In che cosa consiste lo Human Zoo? Per tutto il mese di gennaio, gruppi di sei volontari si alterneranno nelle gabbie dello zoo, nutrendosi di banane e sopportando il caldo sotto l’attenta osservazione della psicologa. L’obiettivo della Litchfield è comprendere, attraverso l’attento studio del comportamento dei volontari, cosa deve essere migliorato nelle condizioni di cattività delle scimmie, ma anche ciò che accomuna gli esseri umani e i “cugini” primati, posti in condizioni di vita sperimentali - fuori dal proprio habitat naturale.
Il fine di questa ricerca non sembra essere del tutto sbagliato, tuttavia qualche critica può essere mossa all’idea di fondo del progetto, ovvero studiare il comportamento di un essere umano in cattività per compararlo a quello di un primate. Da un lato le scimmie antropomorfe si trovano nel gradino immediatamente più in basso di quello dell’uomo nella scala evolutiva - sono quindi più simili a noi di qualunque altra specie animale. Alcuni studi ed esperimenti hanno mostrato infatti che alcune scimmie in determinate situazioni esibiscono comportamenti e forme di intelligenza “umane” e inoltre sembrano dimostrare che l’intelligenza del primate può essere paragonata a quella di un bambino di quattro anni; comparare i comportamenti di un essere umano e di una scimmia antropomorfa nel momento in cui si trovano ad agire in uno stesso ambiente, può, in linea di principio, essere utile per gettare nuova luce su alcuni aspetti della cognizione sia umana che animale. Dall’altro lato però si ha l’impressione che più di un esperimento scientifico e di un progetto di ricerca si tratti di una semplice trovata commerciale: la psicologa Carla Litchfield deve in qualche modo interpretare i comportamenti dei sei volontari in gabbia, l’osservazione sperimentale deve essere guidata infatti da una teoria di base che favorisca la messa in luce di alcuni aspetti piuttosto che altri, altrimenti procederebbe alla cieca. Ma quali sono i criteri che guidano l’osservazione della Lichtfield? La psicologa è forse più interessata a risolvere alcuni problemi strutturali dell’habitat artificiale piuttosto che ad uno studio comparato uomo-scimmia? O forse la sua ricerca si basa unicamente su caratteri introspettivi, vuole analizzare cosa si prova a rimanere rinchiusi in una gabbia ventiquattro ore su ventiquattro sotto l’occhio curioso di turisti e visitatori? Quali indicazioni utili si possono trarre dal comportamento di uomo che si trova rinchiuso solo per una settimana (in tutta la sua vita) in tali condizioni artificiali?
Si scopre allora che Human Zoo è un gioco - una specie di reality show dal vivo - travestito da ricerca scientifica: i partecipanti sono in gara tra loro, il preferito dai visitatori può essere votato on line o con un sms, e il vincitore sarà premiato con il titolo di Super Human e un viaggio ad Honolulu.
L’idea di Human Zoo ha avuto il successo sperato, i volontari hanno attratto più di 8.000 visitatori e il sito web www.humanzoo.com.au ha fatto registrare un aumento dei contatti del 100%. Lo scopo del progetto è principalmente la raccolta di fondi per migliorare le condizioni di cattività delle scimmie; l’idea della Lichtfield, pur non poggiando su solide basi scientifiche, non è comunque da gettar via: la psicologa ha infatti dedicato gran parte della sua vita allo studio delle scimmie antropomorfe, sia in cattività che nel loro habitat naturale, è quindi giustificabile il fatto che abbia trovato un espediente commerciale per riuscire a realizzare i propri obiettivi, tuttavia è meno giustificabile il tentativo di definire Human Zoo un progetto di ricerca scientifica.

1 commento:

Anonimo ha detto...

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