
Decoder digitale e concorrenza
Gli investimenti attuati attraverso incentivi statali per lo sviluppo della televisione digitale sono risultati un nuovo smacco per la libera concorrenza, utopia di un mercato libero che stenta ancora in Italia.
Il riferimento è all’iniziativa a firma del governo Berlusconi nel 2004 e 2005, il contributo statale dai 70 € ai 150 €, per l’acquisto dei decoder per le trasmissioni in digitale terrestre.
L’operazione, a parere della commissaria europea alla concorrenza, Neelie Kroes, comporterebbe un “vantaggio indiretto” agli operatore del settore, e gli aiuti forniti all’acquisto risulterebbero di conseguenza illegali. Per questo gli operatori saranno tenuti a rimborsare gli incentivi in questione almeno parzialmente.
L’operazione è stata compiuta in larga scala su tutto il territorio italiano, anche se le uniche zone nelle quali avrebbe avuto senso sarebbero state la Sardegna e la Valle d’Aosta, a copertura televisiva estremamente limitata.
Nonostante il fatto che le iniziative puntate ad una maggiore diffusione degli accessi alle tecnologie siano in larga misura meritori, tanto per quanto riguarda l’accesso alla tv digitale quanto a reti wireless gratuite, l’elemento negativo di questo singolo caso è la non neutralità dal punto di vista tecnologico in quanto le due grandi emittenti televisive in chiaro (Mediaset e Rai) dispongono di una potenza di comunicazione tale da monopolizzare anche il mercato digitale potendo pubblicizzare i loro prodotti in chiaro e, messi assieme, su 6 delle 8 reti a maggior copertura sia in termini di territorio che di audience.
Le motivazioni addotte dalla commissaria Neelie Kroes riguardo a tali finanziamenti sono che essi : « sono incompatibili con le regole per gli aiuti di Stato, in quanto non sono neutrali da un punto di vista tecnologico e creano una distorsione indebita della concorrenza, escludendo la tecnologia satellitare».
Tale inchiesta è partita in seguito ad una lunga serie di segnalazioni da parte di operatori del settore schiacciati dal controllo pressoché totale delle due aziende su citate sul pubblico televisivo, piccoli operatori che vedevano nella digitalizzazione del segnale una possibilità di apertura del mercato in termini di libera concorrenza.
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