Massimiliano Matarazzo
Le fantasie infranta tra i sogni…
Sento dire spesso che i films con oggetto le trame di libri famosi uccidono puntualmente la fantasia che il testo stesso aveva fatto crescere nell’animo di chi li legge.
Da “Il nome della rosa” a “il Codice Da Vinci” i protagonisti che erano stati immaginati in una certa qual maniera grazie all’abilità e le doti descrittive di un autore, venivano puntualmente trasfigurati dall’esigenza cinematografica di trovare un volto reale a quelle fantasie.
Ma che colpe si possono attribuire ai lineamenti di uno Sean Connery o di un Tom Hanks che hanno avuto solo la sfortuna di essere stati scelti per l’ottima capacità di recitazione e di interpretazione, dal regista che li voleva soggetti e protagonisti del personaggio?
Indubbiamente è da scagliare una freccia in favore di questa “indecorosa” scelta!
Pensate a cosa ne sarebbe stato di Alice de “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” di quel Carroll se la Walt Disney con i suoi disegnatori non l’avesse resa immortale nella fantasia di milioni di bambini…!
Pensate a cosa sarebbe stato della fantasia dei bambini senza mai avere visto Goldrake, Lupin III o chi sa quale altro cartone animato!
Chi sa poi se la così forte oggettivizzazione in video delle cose fantastiche ed impossibili per l’uomo possano averlo aiutato a diventare più recettivo nei confronti delle verità scientifiche che non verso quelle magico-religiose, questo sarebbe interessante scoprirlo.
Comunque sia, che le favole hanno di bello che fanno sognare tutti, a tutte le età si leggano o si guardino, questo è certamente fuori discussione!
E se poi sono ben concepite ed adattabili alle esigenze di un disegnatore, della scena e dello schermo più in generale, io credo che sia solo un bene che si voglia e si riesca a riprodurle… a realizzarle.
Un “produttore”, o forse in questo caso sarebbe meglio chiamarlo un “riduttore” di favole su pellicola che grazie alla sua abilità è certo degno di nota è un regista giapponese a noi contemporaneo che racconta la meraviglia di favole del suo Paese grazie ai lungometraggi animati: Hayao Miyazaki.
Non occorre un critico cinematografico per accorgersi della potenza dei suoi films, dei suoi racconti e della maniera in cui sono articolati.
È semplicemente un piacere infatti entrare, grazie alle sue realizzazioni in quelle atmosfere, in quella cultura ed avvicinarsi a quel tipo di mentalità che è quella del suo popolo orientale, così lontano dalle nostre abitudini e dai nostri modi di vedere il mondo.
Avere l’occasione di guardare una qualsiasi delle sue grandi opere (se si pensa che per il suo “La città incantata” ha ricevuto nel 2001 l’Oscar) è come toccare nel profondo il tasto che accende la fantasia e la voglia di farlo.
È come tuffarsi tra le magie di Dei a noi sconosciuti ma non incomprensibili, tra le leggende che hanno quel sottile modo di avvicinarti alle loro fantastiche verità.
Magie e fantasie che non si spengono quando vengono realizzate (nella pienezza in cui si può usare questo termine) nella pellicola cinematografica, ma anzi restano favole e fantasie che danno vita alla meravigliosa voglia di viaggiare senza freni ed ostacoli che abbiamo in quello spazio e tra quei confini tutti nostri che stanno nella nostra mente.
Notiamo certo più l’impossibilità di quelle storie che non la loro possibile realtà, ma forse proprio per questo siamo molto più attenti, che non per le storie normali che ci vengono narrate, a coglierne quei piccoli segreti che si rivelano tesori infiniti.
Riusciamo a coglierne sempre delle verità spiazzanti, che ci lasciano spesso il desiderio di capire e di imparare, e comunque sempre più quello di avere qualcosa in più per sognare. Qualcosa in più per non razionalizzare ogni cosa che ci viene incontro.
Uno splendido modo per riaccarezzarsi bambini!
domenica, novembre 05, 2006
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