domenica, novembre 05, 2006

Daniele Di Giovanni

La morte di una voce


Un proverbio diceva: pesa più la penna che la vanga; pesa più la penna quando lo scrivere vuol dire mostrare, chiedere e non essere semplicemente un portavoce, un divulgatore di regime. Una penna solida, pungente e con la volontà di mettere in chiare le motivazioni di un azione.
Stiamo parlando dell’assassinio della giornalista russa Anna Politkoskaya, il 7 ottobre 2006. La sua redazione, quella del bisettimanale Novaia Gazeta, ha ipotizzato due possibili moventi, entrambi riconducibili a Ramsan Kadyrov: “possiamo avanzare due ipotesi: una vendetta di Kadyvor per quello che lei aveva scritto e continuava a scrivere su di lui, o l’azione di chi voleva addossare al premier ceceno l’omicidio per impedirgli di arrivare alla presidenza cecena” leggiamo dal sito del bisettimanale. Kadivor è un uomo che, sostenuto dal governo Putin, si assicurava l’obbedienza popolare attraverso la violenza delle sue “squadre della morte”, come le aveva più volte definite la Politkovskaya nei suoi articoli. Secondo alcune indiscrezioni anche l’ultimo lavoro della giornalista avrebbe riguardato i casi di tortura in Cecenia pilotati dallo stesso Kadirov, le parole che si sentono nel video che la giornalista avrebbe pubblicato chiariscono l’oggetto di un inchiesta scomoda. La Novaya Gazeta ha pubblicato un estratto del dialogo tradotto dal dialetto ceceno: Prima voce: "Putin ha detto 'guardate da tutte le parti'..."
Seconda voce: "Ragiona ancora! Questo p... non vuole morire, è ancora cosciente, nulla lo ucciderà... Guardate come è bello. Soffro se non ti vedo".
Terza voce: "Respira, fratello! Respira, per carità. Ti dico...".
Prima voce: "Questo è andato?"
Seconda voce: "Sì, è andato".
Prima voce: "Allora andiamo via, venite qui".
Terza voce: "Prendete... Mettetevi in posizione, tenete d'occhio la zona".
Da più parti si sollecita un inchiesta, la chiede il dipartimento di Stato Americano ricordando i dodici giornalisti ucciso negli ultimi sei anni, la chiede l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che assegnò nel 2003 un premio alla cronista russa per la campagna in difesa dei diritti umani in Cecenia, la chiede anche l’ex presidente sovietico Mikhail Gorbachev sottolineando come tale assassinio sia un crimine contro la democrazia.
Mentre l’Europa assume una posizione più morbida, attraverso il presidente finlandese, esprimendo rammarico per l’efferato assassinio della giornalista. La reazione chiara del governo Russo è venuta due giorni dopo, quando Putin ha rotto il silenzio nei confronti della vicenda esprimendo la ferma volontà del Cremino di avviare un inchiesta nei confronti degli assassini di Anna. Putin, in un intervista a Daniel Broessler, ha affermato, oltre ad alcune frasi di circostanza, che tale assassinio costituisce in primo luogo un danno all’immagine della Russia come Stato democratico, ed in secondo luogo lo scarso peso politico della Politkovskaya tale da non giustificare una reazione tanto dura da parte di Kadyrov. Ed in realtà, vedendo la vicenda da un punto di vista d’immagine, la morte della giornalista ha fatto puntare l’obiettivo sulla situazione della stampa russa (al 140mo posto per libertà di stampa) molto più di ogni articolo o foto sulla situazione cecena, c’è da pensare o che chi ha organizzato l’omicidio non abbia pensato ai risvolti d’immagine o che li abbia calcolati preventivamente (esattamente come ha osservato la redazione del giornale).
La stessa redazione sta organizzando un inchiesta indipendente per scoprire i mandati e gli esecutori, mentre gli azionisti per periodico per cui lavorava hanno offerto una ricompensa di oltre 700 mila euro per chi aiuterà a fare luce.

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